La paura fa 40 (Megapixel). Nuova rivoluzione in arrivo

La frontiera degli smartphone fotografici ha due nuovi alfieri: Samsung Galaxy S9 Plus e Huawei P20 Pro. Prendiamo loro a emblema per provare a comprendere l’entità della nuova offensiva che il mondo mobile sta portando al settore dell’imaging puro, se va temuta, se e come va contrastatao o se, al contrario, può diventare un’opportunità anche per il mercato delle fotocamere. Il motivo di questa riflessione è presto detto: i due smartphone citati vantano (e l’ufficio marketing delle rispettive aziende lo fa a gran voce) nuove e importanti caratteristiche nel reparto fotografico. Parliamo di specifiche come il diaframma meccanico, valori di risoluzione altissima (40 Megapixel per il P20 Pro) e sezioni software capaci di far vacillare alcune certezze consolidate, come ad esempio l’approccio alla fotografia notturna. È tutto vero: in meno di un centimetro di spessore, zoom ottici, lenti luminose, bianco e nero nativo ma, anche e soprattutto, una qualità di immagine capace di far impallidire quasi qualsiasi fotocamera compatta e anche qualcosa in più. Il tutto condito da una grande fruibilità complessiva. Già, perché i moderni smartphone sanno essere piccoli Pc, strumenti di editing e di condivisione di contenuti, una specie di paradiso tecnologico e un grande supporto per alcuni tipi di lavoro, anche quello del fotografo. Ma tutto questo basta? Forse sì, ma per non per tutti. Se si parla di fotografia, quella “vera”, i valori in campo cambiano ed è bene evidenziarli con forza. Anche nella comunicazione e nel marketing.

Tutto in tasca, ma in tasca non ci sta tutto…

Se è vero che il nostro telefono è un compagno di lavoro, di divertimento, un amico che si presta a immortalare i momenti più importanti del nostro tempo, c’è qualcosa che non si compra, qualcosa che non si improvvisa, qualcosa che richiede ferri del mestiere adeguati e un pizzico di malizia nell’utilizzarli. Si chiama “Cultura”, con la C maiuscola: Cultura fotografica. E, no, in una tasca non ci sta tutta. Non è una guerra di religione ma una presa di coscienza. Ancor prima che qualcosa di cui essere orgogliosi è un valore che niente e nessuno può banalizzare. Lo sappiamo: non è solo lo strumento il protagonista di tutto, anzi. L’utilizzo di apparecchi evoluti richiede studio, richiede voglia di spostare in là il confine dell’oltre. La ricerca della composizione corretta e la capacità di ottenere l’immagine che abbiamo pensato richiede amore, passione e un pizzico di scienza. Perché la fotografia diventa il nostro linguaggio col mondo e lo scenario va creato, usato, padroneggiato, non subito. Amare un’ottica è qualcosa di non comune, cercare il suo perché, comprendere se incide l’immagine o l’ammorbidisce, oggi è giusta, domani sbagliata, talvolta utile, altre volte dannosa. Creare prospettiva, profondità di campo, cercare il senso di uno scatto è cio che ci tiene vivi, è la nostra sottile differenza. Parliamone, raccontiamolo a chi cerca di banalizzare una storia, fatta di vita, come quella della fotografia. Non è una guerra di religione. Alcuni dati raccontano di un mercato che cambia ma non si spegne. Se è vero che le compatte quasi non esistono più, è altrettanto vero che l’avvento delle mirrorless ha dato una ventata di freschezza in tutti i segmenti del mercato, anche se i fatturati, inutile negarlo, si sono compressi. Forse gli smartphone hanno acceso nuove passioni fotografiche in chi non le aveva. E da qui bisogna partire. Il telefono non è un nemico ma un compagno d’avventura, da usare quando serve, da affiancare al nostro corredo, tenendo presente virtù e limiti. Raccontiamo che lo smartphone ci può assistere nel gestire il nostro flusso di lavoro, affiancarci in alcuni scatti ma certo non sostituire attrezzatura e cultura. Sviluppare applicazioni capaci di dialogare sempicemente con queste piccole e infernali (benedette?) tavolette è vitale quanto la necessità di comprendere che l’evoluzione va gestita, compresa e cavalcata, non combattuta a prescindere. Forse la paura fa 40 Megapixel ma ci sono angoli di storia, voglia di crescere, di raccontare cose nuove col nostro linguaggio. Questa è la nostra missione. Col cuore nella tradizione e la testa nel futuro.

HUAWEI P20 PR0

Huawei ha sparigliato le carte, proponendo addirittura una tripla fotocamera. P20 Pro dispone infatti di un sensore principale da 1/1.17” e ben 40 Megapixel di risoluzione con lunghezza focale di 27 mm equivalenti e apertura massima f/1.8. La seconda unità ha risoluzione da 20 Megapixel con lente f/1.6 ed è sprovvista del filtro RGB; scatta quindi foto in bianco e nero nativo. La terza cam serve per lo zoom ottico 3x. Può contare su 80 mm di focale equivalente e 8 Megapixel di risoluzione. Eccellente la modalità notturna: algoritmo e stabilizzazione danno una marcia in più. Video in 4k e HD fino a 960 fps.

SAMSUNG GALAXY S9 PLUS

Il complesso schema ottico di Samsung S9 Plus, prevede la presenza di un doppio sensore. Il principale da 1/2,55” ha risoluzione da 12 Megapixel e focale da 26 mm equivalenti. La particolarità dell’apparato, risiede nella presenza di un diaframma meccanico, capace di offrire aperture f/1.5 o f/2.4. Il secondo sensore è affiancato da un’ottica con focale da 52 mm equivalenti e apertura f/2.4. Di fatto consente una moltiplicazione ottica 2x rispetto al principale. Messa a fuoco con sistema dual pixel. I video sono in 4k o in HD fino a 960 fps.

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