Apple MacBook Pro, la magia sbarca a Milano

Vorrei parlare dei nuovi Apple MacBook Pro, e in parte questo farò, perché è innegabile che il ruolo dell’azienda di Cupertino nel mondo della fotografia è da sempre stato molto importante, anche prima dell’avvento dell’iPhone e del nuovo concetto di immagine digitale che ha provocato. Ma poi, a luglio, è successo molto altro di importante, anche più dei MacBook Pro, ed è importante sottolinearlo perché l’evento (sempre di Apple) è epocale: ma procediamo con ordine.

La velocità non è un’opinione

I nuovi MacBook Pro presentati a metà luglio sono un qualcosa di veramente importante sotto tutti i punti di vista e molto di più di quanto appaia a un occhio disattento. Esteticamente non è cambiato nulla ma per il resto si tratta di macchine nuovissime che partono da un cuore molto potente. Si parla di nuovi processori Intel di ottava generazione da quattro a sei core di elaborazione, 32GB di memoria integrata e display retina True Tone di nuova generazione, giusto per citare le novità più succulente.
In realtà durante l’uso poi (questo articolo è scritto proprio su un MacBook Pro nuovo) quello che appare chiaro è l’impressionante velocità del disco, sia grazie alle nuove unità SSD sia grazie al Filesystem APFS introdotto un annetto fa ma che adesso inizia a mostrare i muscoli. La gestione dei documenti interni al disco è talmente veloce che di tanto in tanto abbiamo dovuto controllare se la copia fosse stata in effetti eseguita, come allo stesso tempo qualsiasi altra unità esterna, anche con SSD di terze parti, pareva terribilmente lenta se confrontata con l’unità interna.

Il professionista che è e che sarà

L’aspetto più importante di questi Mac non è tanto la velocità ma la nuova definizione che Apple ha dato al concetto di professionista, ridefinendolo sin dalle basi. Da chi ha segnato i momenti importanti nel royal wedding a chi segue i reporter in zona di guerra, passando per chi ha scattato le foto alla finale della coppa del mondo sino a chi si apposta per ore o giorni in luoghi impervi per la fotografia perfetta. Ma anche chi ha pochissimo tempo per elaborare i RAW da mandare in redazione, chi deve creare una composizione artistica partendo da quattro scatti diversi, chi ha cinquemila scatti e deve sceglierne uno solo per la copertina della rivista, senza dimenticare chi deve elaborare cinque o dieci lavori in un giorno, con fasi che solitamente si sovrappongono.
Il ruolo che Apple si è ripresa con questa nuova generazione, iniziato con l’iMac Pro e che finirà, probabilmente, l’anno prossimo con un nuovo Mac Pro, è quello di chi si sente in grado non tanto di soddisfare le richieste del professionista di oggi, ma di definire quello di domani.
A giudicare da come sono costruite queste macchine nella testa di Apple il ruolo del professionista non è più quello di stare in una stanza per lavorare con una workstation rumorosa, grande e ingombrante ma di avere la libertà di operare tanto dall’ufficio quanto dalla metro, dal treno, dall’aereo o, perché no, dal bagno.
Perché la potenza necessaria per un rendering è tutta a disposizione, così come un velocissimo spazio sino a 4TB di dati (che sono come un piccolo server) e la capacità di collegarsi, in caso di necessità, a una eGPU esterna che porti il lavoro a un livello successivo (ma di questo ne parliamo un’altra volta) in un computer spesso meno di un centimetro.

Milano al centro del mondo

Ma Apple non è solo Mac e a luglio questo è diventato chiaro quando ha aperto il nuovo AppleStore in piazza Liberty a Milano: ai lettori meneghini consigliamo vivamente di farci capolino quanto prima, agli altri magari di programmare un passaggio alla prossima tappa nel capoluogo lombardo, perché il negozio non solo è uno dei più belli al mondo, ma è anche un esempio lampante di come, per fare business, serve anche e soprattutto una forma perfetta.
La scalinata, la cascata, l’insegna senza nome, i profili delle luci di sera, la capacità di produrre un hype a livello mondiale sono tutti dettagli che, quando presi singolarmente sembrano riduttivi e futili ma che assieme propongono un qualche cosa di veramente importante che, per un giorno, ha riportato Milano al centro del mondo.
Possiamo discutere sui nuovi MacBook Pro, sulle prestazioni e sul prezzo, sul design e sul sistema operativo finché vogliamo, ma seduti a guardare il gioco delle luci che di sera illumina una mela dentro una cascata tutto sembra relativo di fronte a un business che sposa l’arte. Ci dovete andare, punto.

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