Giovanni Gastel: ««Il fotografo oggi deve offrire la propria unicità»

No, non è corretto definirlo solamente fotografo. Perché Giovanni Gastel è molto di più: è un artista a tutto tondo, un uomo dotato di una raffinata intelligenza emotiva. Il suo è un linguaggio riconoscibile, che vive in ogni sua foto, in ogni riga di una sua poesia. è un maestro della fotografia di moda e un delicato scrittore di versi. Ed è coinvolgente, oltre che interessante, capire quanta “ricerca di se stessi” ci sia dietro una foto e quanto anche chi fa della fotografia il proprio mestiere e ragione di vita debba andare oltre gli steccati della tecnica pura per raggiungere la propria “unicità”. Ed eccoci allora in un botta e risposta con lui, il grande Giovanni Gastel, piacevole per gli appassionati e utile per proporre punti di vista a professionisti desiderosi di approcciare nuove vie, anche del pensiero.

Su quali progetti sta lavorando al momento?
Sto lavorando su una grande mostra del ritratto che si svolgerà al Maxxi di Roma e all’uscita di un libro per Prearo Editore davvero straordinario.

Giovanni Gastel è un fotografo-poeta o un poeta che fotografa? E che differenza c’è fra scattare una foto e scrivere una poesia?
Considero le due attività altrettanto importanti per la mia creatività. Però mentre uso la fotografia per raccontare il “meraviglioso”, cioè come vorrei che fosse il mondo, uso la poesia per entrare nella introspezione profonda e nelle analisi di me stesso nei rapporti col mondo reale.

In un’intervista ricordo che lei ha detto: “La creazione deve essere uno stato di necessità”. È un concetto affascinante, me ne vuole parlare?
Credo che l’atto del creare debba essere indipendente dall’obbiettivo successo o denaro. Se la necessità di creare non diventa uno stato di necessità resta un lavoro qualunque. Io creo perché se no sto male sia fisicamente sia psicologicamente. Non ho possibilità di scelta.

Parliamo di tecnica fotografica. Leggendo le informazioni che dà sui set fotografici, mi pare che lei usi solo lo stretto necessario (ottica fissa e due o tre luci al massimo). È così? Se sì, quali implicazioni di questa scelta?
Non è così schematico, ma certamente ritengo che lo stile consista nel cercare continuamente di togliere il superfluo e l’elettronica applicata alla fotografia facilita questo compito.

La fotografia oggi per molti utenti passa attraverso l’obiettivo di uno smartphone. Che rapporto ha con il cellulare come fotocamera? La foto fatta sul telefonino che dignità ha?
Ritengo che ogni macchina fotografica contenga un’estetica. Anche gli smartphone. Anzi dirò di più, per dire alcune cose non si può che usare un telefonino. Quello che però è successo è che la fotografia applicata agli smartphone è diventata una lingua (3 miliardi di foto postate al giorno segnano di fatto la nascita di una lingua). Questa lingua viene in larghissima parte utilizzata per scambiare semplici informazioni. Questo utilizzo non pregiudica in alcun modo il lavoro artistico e creativo dei professionisti, che lavorano sulla propria unicità profonda.

Lei è molto presente sui social network. Su quali in particolare e che cosa si aspetta dall’interazione con chi la segue?
Essendo stato considerato molto talentuoso a partire dai 17 anni in realtà ho passato la vita in grotte buie chiamate studi fotografici. I social network presentano per me il bagno di Agorà che mi è sempre mancato. Sono presente su Facebook e su Instagram dove rispondo personalmente a tutti. Non sottovaluto mai il termine “amico”.

Lei è anche Presidente dell’Associazione AFIP International. Secondo lei, di cosa hanno bisogno oggi i fotografi?
Penso che i fotografi professionisti abbiano bisogno di lavorare sulla propria differenza. Ogni essere umano è unico al mondo. Lo dimostrano le impronte digitali e il Dna. Il professionista non è più difeso dell’esclusiva conoscenza tecnica. Deve ora offrire la propria unicità, il proprio punto di vista unico e irripetibile su tutto. È un operazione difficile e faticosa, ma indispensabile. Pochi cercano quello che li differenzia da tutti perché è in fondo una scelta di solitudine.

Chi è Giovanni Gastel

Nasce a Milano nel 1955 e sin da giovanissimo divide la propria passione creativa tra la fotografia e la scrittura. I suoi scatti campeggiano sulle più importanti copertine di riviste di moda, in Italia e nel mondo. Il suo nome compare assieme ad altri maestri come Oliviero Toscani ed Helmut Newton. Gastel è anche Presidente della associazione AFIP International e membro permanente del Museo Polaroid di Chicago. La sua attività si svolge nello studio di via Tortona, nel capoluogo lombardo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *