Intervista a Roberto Tomesani di TAU Visual

Sette domande cruciali a Roberto Tomesani, Coordinatore generale di TAU Visual, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.

Questi tempi possono dirsi un periodo positivo per la fotografia? Quali le tendenze del mercato per quanto riguarda la professione?
Bella domanda, anche perché in realtà questa è una domanda… gemellare, con due gemelli diversi, etero-ovulari. La risposta, infatti, presuppone di fare un preciso ed indispensabile “distinguo”, che negli ultimi tempi è di importanza basilare. Infatti, un conto è “la fotografia”, intesa come fenomeno sociale, nel suo complesso; in questa accezione, la Fotografia vive uno dei periodi più floridi, importanti, costruttivi e vivaci che mai abbia avuto, in tutta la sua storia.
Altro conto, invece, è l’ambito della “fotografia professionale”, e cioè di chi vive – o cerca di farlo – dei proventi di un’attività fotografica. Se si considera l’aspetto professionale della fotografia, dobbiamo prendere atto che l’ambiente si è completamente trasformato sul piano concettuale, oltre che su quello tecnico, e che, di conseguenza, gli individui che sono rimasti ancorati alle regole precedenti si sono trovati isolati in un mondo che non li riconosce né li richiede più.

Quali scenari si apriranno nel 2020 per i fotografi professionisti? Come si sta ridisegnando la professione?
Mi piace accorpare le due domande, che in realtà mi erano state proposte disgiuntamente… Mi piace considerare che si tratti di un unico tema e di un’unica domanda, perché la professione si sta “ridisegnando” condotta – e a volte trascinata – dal mutare delle condizioni del mercato, cioè dagli scenari che si verificano e che veramente in minima misura sono direttamente controllabili dalla comunità professionale. Abbiamo diversi fenomeni che segneranno il 2020: un significativo ritorno di attenzione per l’analogico, l’inflazione della fotografia di neonati e bambini, il diffondersi di piattaforme professionali a contrattazione omogenea, il radicarsi dell’importanza della presenza sui social come elemento professionale, il frammentarsi e il diversificarsi delle competenze, e molto altro. Spendiamo due parole in più su ciascuno di questi fenomeni.
Analogico. Ovviamente, non si tratta di una “marcia indietro” del tessuto produttivo, ma di una significativa riaccensione di interesse da parte dei nuovi e giovani operatori e consumatori, che stanno manifestando interesse al “vintage” della fotografia, un po’ come avviene da alcuni anni per il “vinile” in ambito musicale. Canali tipici dei nuovi utenti – come Instagram e Reddit – ospitano in quantità sempre crescente progetti, idee e risorse legate alla riscoperta della fotografia analogica.
Inflazione newborn. La fotografia di neonati e bambini, dopo un periodo di entusiastica espansione, sconta ora la “bolla” speculativa a cui molti improvvisati hanno pensato di aderire. L’apparente facilità nell’ingresso al settore e il proliferare di incoraggiamenti a occuparsi anche solo part-time di questo genere di fotografia hanno innescato fenomeni di “inflazione” professionale. I veri professionisti del campo mantengono più che validamente le loro postazioni, ma è innegabile l’appesantimento del comparto ai livelli più basilari.
Piattaforme professionali. Particolarmente diffuse all’estero, stanno proliferando proposte professionali collettive, tramite siti che propongono le prestazioni di fotografi professionisti a condizioni contrattuali (e tariffarie) standardizzate. Da un lato questo fenomeno permette un approccio semplificato per il cliente, ma dall’altro innesca un livellamento verso il basso delle tariffe, tramite una sorta di concorrenza interna alla stessa piattaforma: se vuoi accedere alle offerte di lavoro devi accettare le condizioni di piattaforma che, per avere clientela, puntano anche a tariffe particolarmente contenute.
Social. Inutile negare l’evidenza: la correlazione fra l’uso intelligente dei social network e la buona riuscita professionale in questo periodo è un dato di fatto. Saper usare sensatamente i social è diventata sempre più una delle componenti della professione fotografica. Di fatto, a parità di capacità tecniche e creatività inventiva, la differenza nel risultato professionale ottenuto viene determinata dalla capacità di relazionarsi con gli altri. E l’uso corretto dei canali social rappresenta una declinazione della capacità relazionale.
Frammentazione e diversificazione. È sempre più diffusa la figura del professionista fotografo che usa la fotografia come una delle competenze utilizzate, e non come l’unica capacità. I colleghi che hanno anche altre capacità – oltre alla pura competenza fotografica – si adattano tendenzialmente meglio, ed in modo più rapido, di chi conta solo su conoscenze monolitiche.
Per cogliere le modalità con le quali la professione si sta “ridisegnando”, consigliamo vivamente di consultare la periodica analisi dello stato del settore censita a www.sondaggio.biz

roberto tomesani

Come sono proseguiti i lavori della Cabina di regia per la fotografia istituita dal Mibac in concerto con le associazioni di settore, fra cui TAU Visual?
Il progetto complessivo che ha portato alla stesura e approvazione del piano quinquennale per lo sviluppo della fotografia è oggettivamente un po’ rinchiuso in un cassetto, complici le dinamiche politiche che portano un Ministro che succede ad un altro ad ignorare, sostanzialmente, i passi effettuati dal Ministro precedente.
Tuttavia, come abbiamo avuto modo di ricordare anche da queste pagine, il lavoro iniziato con il Mibact (ora Mibac) ha dato vita a una sorta di collaborazione interassociativa fra le maggiori associazioni professionali, fatto che – pur se con tempi abbastanza dilatati – promette evoluzioni interessanti.

Un liceo di Cinisello Balsamo (MI) di recente ha attivato in via sperimentale, in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea Mufoco, un percorso formativo di educazione alla cultura visiva come materia scolastica. Un caso isolato? E quali le prospettive per la fotografia nelle scuole?
Le iniziative “isolate” come queste sono molte, e segnalano l’avvicendarsi di tempi maturi per dare concretezza ad un esperimento sul territorio nazionale. In realtà, già il piano quinquennale nato con gli Stati Generali della Fotografia ipotizzava un periodo sperimentale di introduzione della fotografia come materia formativa.
Lo stop “politico” al Piano ha riportato le biglie al centro del tavolo, ed è difficile preconizzare quali possano essere le evoluzioni a breve tempo. Va ricordato che, anche in assenza di un’introduzione “istituzionale” della fotografia, è possibile intervenire localmente proponendo nel POF (Piano di Offerta Formativa) dei singoli istituti dei percorsi di didattica “per” e “con” la fotografia. Un’esperienza consolidata è quella del format di insegnamento della fotografia nelle scuole primarie, descritto dall’iniziativa www.immagina.me

Quali iniziative realizzate nell’ultimo periodo da TAU Visual ti hanno dato maggior soddisfazione?
Tutte. Ciò che mi entusiasma dell’esperienza oramai quasi trentennale dell’Associazione è la continua e cangiante realtà che ci troviamo ad affrontare ogni giorno. Comunque: grandi soddisfazioni provengono dal programma di incontri culturali www.incontriprofessionali.com, dalla creazione della prima assicurazione di responsabilità professionale (non semplice “responsabilità civile, ma responsabilità professionale a copertura di possibili errori del fotografo) descritta a www.assicurato.org, all’incessante attività di supporto dei crediti dei soci (www.sollecitocrediti.org) e la documentazione gratuita diffusa a tutti gli operatori del settore tramite www.documentazione.org
Per il supporto della fotografia artistica canali come www.artefotografica.org o della fotografia pubblicitaria tramite www.agente-fotografi.com. I mini-siti collegati a iniziative specifiche sono attualmente 25, li si trovano censiti consultando le FAQs di www.documentazione.org

roberto tomesani

Se “marzullianamente” ti dicessi «Roberto Tomesani, in questo periodo si faccia una domanda e si dia una risposta», cosa mi diresti?
Quasi tutti i creativi e, quindi, quai tutti i colleghi fotografi hanno un andamento altalenante di umore: un giorno alle stelle, con la sensazione di poter fare tutto e affrontare il mondo intero. Il giorno dopo, rasoterra, con la sensazione che tutto sia insormontabile e, in ultima analisi, comunque inutile. Quindi, mi faccio la domanda: “Davvero vale la pena di vivere? Per cosa?”. E mi do una risposta un po’ articolata, che ho riassunto in un libriccino gratuito che si può scaricare – anche nella versione apposita per i fotografi – da www.felici.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *